26-1-2026
Arriva Udine: la FAISA-CISAL proclama lo stato di agitazione su salari e turni

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Il settore del trasporto pubblico locale a Udine e provincia si trova di fronte a un bivio critico. La segreteria provinciale della FAISA-CISAL ha ufficialmente annunciato lo stato di agitazione per i lavoratori di Arriva Udine (ex Saf), aprendo una fase di confronto serrato che, in assenza di risposte concrete, sfocerà inevitabilmente in uno sciopero generale.

Le motivazioni della protesta: stipendi e qualità della vita
Al centro della mobilitazione, guidata dal segretario provinciale Alessandro Ciani e dal suo vice Massimo Bosco, c’è una denuncia chiara: la professione di autista non è più considerata attrattiva. La causa principale risiede in un trattamento economico giudicato non adeguato agli standard attuali del settore e alle crescenti responsabilità richieste.
Oltre al nodo salariale, i sindacalisti pongono l’accento su ritmi di lavoro definiti "massacranti". Si parla di turni che superano le 12 ore di impegno giornaliero, distribuiti su sei giorni settimanali e spesso includendo le festività. Questa pressione costante sta minando il benessere psico-fisico del personale di guida, che vede la propria qualità della vita sacrificata a logiche aziendali orientate, secondo il sindacato, più alla redditività che alla valorizzazione delle risorse umane.

Carenza di personale e disagi per l'utenza
Le ripercussioni di questa situazione non ricadono solo sui lavoratori, ma colpiscono direttamente i cittadini. La mancanza di nuove leve disposte ad accettare le attuali condizioni contrattuali ha generato una carenza di personale cronica. Il risultato è visibile quotidianamente nelle strade: soppressione forzata di corse e un ricorso sistematico allo straordinario, che non basta più a garantire la copertura completa dei servizi previsti.

Le richieste sul tavolo
La FAISA-CISAL ha già attivato le procedure di raffreddamento presso la Prefettura, evidenziando la necessità di un nuovo piano economico. Le proposte includono:

  • L'aggiornamento degli accordi di secondo livello;

  • La revisione del premio di risultato;

  • L'incremento dei versamenti sul Fondo pensione di categoria.

"È necessario un cambio di rotta," spiegano Ciani e Bosco, sottolineando come la distribuzione dei profitti aziendali e i bilanci floridi debbano tradursi anche in un miglioramento tangibile per chi, ogni giorno, garantisce la mobilità del territorio. La palla passa ora all'azienda e alle istituzioni: senza segnali di apertura sulla valorizzazione del lavoro, il fermo dei bus sarà l'unica risposta possibile.