Comune, scontro sugli stipendi. Il sindacato: «Delibera nulla»
26-2-2026
Cisal contesta il taglio del salario accessorio, «ribassi mensili di oltre 100 euro»
Beppino Michele Fabris: «Non è andato bene il primo incontro interlocutorio»
di Anna Rosso
(dal Messaggero Veneto del 27-2-2026)
Scontro tra sindacato e Comune sul salario dei dipendenti. Si apre un fronte di crisi tra l’amministrazione di palazzo D’Aronco e la rappresentanza sindacale dei dipendenti dell’ente locale. Al centro della contesa il salario accessorio, ovvero quella parte di retribuzione collegata a indennità, produttività e funzioni specifiche, che ha subito un drastico taglio a causa di una recente decisione della Giunta guidata dal sindaco Alberto Felice De Toni.
L’Associazione sindacati autonomi (Cisal Enti Locali Fvg), per mano del rappresentante Beppino Michele Fabris, già a gennaio aveva inviato una nota di diffida indirizzata al primo cittadino, all’assessore al personale Andrea Zini e, per conoscenza, al prefetto di Udine Domenico Lione.
L’oggetto della discordia è la deliberazione numero 17 approvata lo scorso 20 gennaio. Secondo il sindacato, l’atto approvato dalla Giunta sarebbe non solo «deludente», ma tecnicamente «nullo e in contrasto con il contratto». Dalle buste paga di febbraio, in cui figurano le indennità di gennaio, emerge che «il Comune ha ridotto l’indennità giornaliera da 6,25 euro a 1 euro giornalieri» spiega ancora il sindacato, «abbassando dunque l’indennità mensile dagli oltre 150 euro di prima ai 26 euro attuali».
La questione ruota attorno alla gestione della fase transitoria: il contratto decentrato precedente (2024-25) è scaduto, e in attesa del nuovo accordo per il triennio 2026-28, l’amministrazione avrebbe deciso di applicare le misure minime previste dai contratti regionali del 2016-18. Una mossa che il sindacato definisce «in totale difformità al principio di ultrattività degli istituti contrattuali». In parole povere, la legge e gli accordi vigenti prevedono che, fino alla firma di un nuovo contratto, restino in vigore le condizioni economiche e giuridiche di quello precedente, senza riduzioni unilaterali verso il basso. Ciò per evitare il vuoto contrattuale tra la scadenza del vecchio e l’entrata in vigore del nuovo.
«Nelle more di un nuovo contratto decentrato continuano ad applicarsi sia la parte giuridica che economica del contratto precedente, senza alcuna fantasiosa iniziativa» scrive infatti Fabris nella sua nota, aggiungendo un commento più diretto rivolto ai consulenti tecnici del Comune: «Chi vi consiglia iniziative di questo tipo espone l’Amministrazione a brutte figure, oltre ad evidenziare scarsa conoscenza della materia».
La diffida punta il dito contro la natura stessa della delibera, definendola un «atto unilaterale nullo» per violazione di norme e difetto di attribuzione. Il sindacato cita l’articolo 8 del Contratto collettivo regionale del 2023, il quale garantisce esplicitamente la continuità del trattamento economico fino alla nuova sottoscrizione. Per la Cisal, in sostanza, il Comune non ha il potere di decidere da solo quanto pagare i dipendenti se esiste un contratto precedente che fa fede.
Oltre alla formale diffida dal dare applicazione alla delibera incriminata, il sindacato aveva trasmesso la propria piattaforma contrattuale. Si tratta del documento che contiene le richieste dei lavoratori per il rinnovo 2026-28. E aveva concluso chiedendo l’avvio di un tavolo negoziale per discutere nuove condizioni e sanare criticità. «Il primo di questi incontri – conclude Fabris –, a carattere interlocutorio, c’è stato lunedì scorso. E non è andato bene perché abbiamo avuto delle indicazioni che non condividiamo. L’ente intende utilizzare il contratto precedente 2023-25 come base di discussione, mentre noi va usata la nostra piattaforma 2026-28 e su quella loro possono fare tutte le osservazioni che credono».




