Questa miopia strategica sta già presentando il conto: stiamo assistendo a un'emorragia continua di professionisti che fuggono dalle RSA, attratti – legittimamente – dalle migliori condizioni economiche del pubblico impiego. Incrementare i posti letto e potenziare i centri diurni senza intervenire sui salari di chi ci deve lavorare significa inaugurare "scatole vuote". I letti non curano i pazienti; sono gli infermieri, i terapisti e gli OSS a farlo.

Se la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha la forza finanziaria per integrare i contratti del settore pubblico, ha il dovere morale e politico di trovare gli strumenti normativi e le risorse straordinarie per sostenere e integrare i salari del personale delle strutture convenzionate.

La CISAL FVG esige l'apertura immediata di un tavolo di crisi. Non accetteremo che il sacrosanto abbattimento delle liste d'attesa avvenga sulla pelle e sul sacrificio economico di lavoratrici e lavoratori esausti e sotto-retribuiti. Lo avevamo già ribadito analizzando i primi dati sul welfare (legati alla cronaca del Messaggero Veneto) e lo gridiamo con ancora più forza oggi: la salute dei nostri anziani e la dignità di chi li cura non possono essere svendute al ribasso.

Arianna Tofani
Segretaria Regionale
CISAL Friuli Venezia Giulia

04-07-2026
Sanità e Terza Età in FVG: Si continuano ad ignorare i lavoratori delle Case di Riposo. Dichiarazione di Arianna Tofani, Segretaria Regionale CISAL FVG

La CISAL Friuli Venezia Giulia, pur valutando positivamente lo sforzo della Regione nell'iniettare risorse fresche sulla sanità pubblica (12 milioni di euro per welfare, turni e bonus) e nell'ampliare l'offerta per la terza età con 690 posti letto e il raddoppio dei diurni (come emerso dall'incontro di Palmanova con l'assessore Riccardi), non può più tollerare il silenzio assordante su una vera e propria ingiustizia sociale: il baratro salariale che separa il personale del comparto pubblico dai professionisti delle RSA.

Siamo davanti ad una sperequazione inaccettabile. A parità di qualifica, di percorso di studi e di responsabilità – che si tratti di infermieri, OOSS, fisioterapisti o coordinatori – i lavoratori delle strutture residenziali private e convenzionate percepiscono retribuzioni nettamente inferiori rispetto ai colleghi delle aziende sanitarie pubbliche. Una forbice che si allarga ulteriormente se si considerano le cospicue integrazioni economiche e le indennità accessorie stanziate direttamente dalla Regione Autonoma FVG a favore del solo personale pubblico.

Ci chiediamo con quale coraggio la politica regionale continui a ignorare questo dumping salariale legalizzato. Un fisioterapista o un infermiere che mobilita, medica e assiste un anziano non autosufficiente in una RSA compie un lavoro che ha lo stesso identico valore scientifico, umano e professionale di chi opera in un ospedale pubblico. Eppure, a fine mese, il primo si ritrova con una busta paga pesantemente penalizzata. La natura privatistica del CCNL applicato nelle case di riposo non può e non deve essere uno scudo dietro cui la Regione si nasconde per lavarsi le mani di fronte a questa discriminazione.

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